Per una Costituente della Terra, Ferrajoli: «Serve un salto di civiltà giuridico a difesa dell’ambiente e dell’umanità»

Il referendum sulla giustizia? «Dico no, questa riforma è una truffa. È in gioco la nostra democrazia»

Intervista del 9.03.2025 di Di Frida Nacinovich a Luigi Ferrajoli per Greenreport.it

Il pianeta sta sempre peggio per colpa dell’uomo, lo dicono gli scienziati dati alla mano. Luigi Ferrajoli, filosofo del diritto, da anni riflette sulle patologie del globo terracqueo, ed è arrivato alla conclusione che la salvezza dell’ecosistema passa da un’evoluzione del diritto che porti ad una vera e propria ‘Costituzione della Terra’.

«Se vogliamo che la Terra non divenga un inferno inabitabile e l’umanità sopravviva – scrive Ferrajoli – è necessario un salto di civiltà, cioè un’espansione del costituzionalismo oltre lo Stato, all’altezza dei poteri globali da cui provengono le minacce al futuro dell’intero genere umano».

Da uno dei migliori eredi di Norberto Bobbio, conosciuto ai quattro angoli del pianeta per le sue numerose opere, tradotte in più lingue, nominato ‘doctor honoris causa’ in decine di atenei esteri, arriva un allarme che non può essere ignorato. Negli ultimi cinque anni Ferrajoli ha scritto ‘Perché una costituzione per la terra?’ nel 2021, ‘Per una Costituzione della Terra. L’umanità al bivio’ nel 2022 e ‘Progettare il futuro. Per un costituzionalismo globale’ nel 2025, libri che stanno animando un dibattito di grande attualità, visti i disastri che si susseguono in un mondo in guerra, sempre più armato e impazzito a causa degli stravolgimenti climatici.

Subito dopo la pandemia lei pubblica il libro ‘Per una Costituzione della Terra. L’umanità al bivio’, opera che guarda senza infingimenti alle terribili condizioni in cui sopravvive buona parte della popolazione planetaria, piagata da guerre, violazioni di diritti umani, crisi alimentari, disuguaglianze inaccettabili e sempre più profonde, e uno stravolgimento ambientale e climatico i cui effetti sono già sotto i nostri occhi. Esiste veramente la possibilità di un’alternativa a questo stato di cose?

L’alternativa non solo è possibile, ma è giuridicamente imposta dal principio della pace e dai diritti fondamentali stabiliti in tante carte costituzionali e internazionali. Soprattutto, è un’alternativa necessaria ed urgente, se vogliamo che l’umanità sopravviva. L’idea che non esistano alternative a ciò che di fatto accade equivale a un realismo ideologico che ho chiamato volgare, perché naturalizza la realtà sociale – la politica, il diritto e l’economia – e ignora la realtà naturale della catastrofe incombente. È chiaro che il mondo sta andando in una direzione esattamente opposta alla prospettiva, conseguentemente improbabile, di un costituzionalismo globale. Improbabile, tuttavia, non vuol dire impossibile. Lo scopo della nostra impresa, Costituente Terra, è mostrare la differenza tra ciò che è improbabile e ciò che è impossibile o inevitabile. Benché improbabile, a causa della difficoltà di arrestare la macchina impazzita del capitalismo, l’alternativa a quanto accade è ancora possibile. 

La legge del più forte sta cancellando i diritti non solo della specie umana ma anche dell’ambiente che ci circonda. La favoleggiata transizione ecologica non è mai iniziata, dato che ogni anno immettiamo più anidride carbonica dell’anno precedente. Ma è davvero finita l’epoca del diritto?

È finita, soprattutto, l’epoca della ragione. Pace, tutela della natura e uguaglianza nei diritti fondamentali sono solo parole, se non si introdurranno le garanzie – limiti, vincoli e controlli – in grado di attuarle. Ogni anno immettiamo nell’atmosfera più anidride carbonica dell’anno precedente. In questo modo, tra meno di un paio di secoli il nostro pianeta diverrà inabitabile, e l’umanità si estinguerà tra atroci sofferenze, dato che è impossibile sopravvivere a 50 o 60 gradi. Dobbiamo perciò rispondere a una domanda elementare e terribile: come ci giudicheranno, in un futuro non lontano, i nostri posteri? Come potranno perdonare o anche solo comprendere la nostra cecità e la nostra idiozia, alle quali si dovranno la devastazione del nostro pianeta, la sua riduzione a una massa infuocata e inabitabile e le terribili sofferenze cui li abbiamo condannati prima della loro estinzione? Come potranno comprendere il senso della produzione di armi micidiali, in grado di distruggere l’umanità e di rendere radioattiva e inabitabile la Terra? Come potranno giustificare la nostra irresponsabilità, che ci ha indotto a vivere come se fossimo gli ultimi abitanti del pianeta? Quali saranno il disgusto e il disprezzo dei nostri discendenti per le nostre generazioni, che avranno lasciato loro in eredità un pianeta che, a causa della nostra cecità irresponsabile, avrà perso tutte le sue bellezze e sarà stato trasformato in un inferno?  

Di fronte a poteri così selvaggi e distruttivi che hanno come unico obiettivo il profitto, come possiamo rispondere?

Costituzionalizzando l’Onu, cioè trasformando la sua carta statutaria in una Costituzione della Terra rigidamente sovraordinata a qualunque altra fonte di diritto, che non si limiti a enunciare principi, ma ne introduca le necessarie garanzie, senza le quali quei principi sono solo parole, destinate a essere violate come mostrano le guerre, i genocidi, le devastazioni della natura e le violazioni sistematiche dei diritti di gran parte degli esseri umani.

Citando Kant, lei scrive che ‘la guerra è naturale, mentre la pace è artificiale e dunque va istituita’. Quali istituzioni globali di garanzia servirebbero ad attuarla?

Ne elencherò sei, a tutela non solo della pace, ma anche della natura, dell’uguaglianza e dei diritti fondamentali: 1)  la proibizione e la severa punizione della produzione e del commercio di qualunque arma da fuoco, a garanzia della pace; 2) l’introduzione, a tutela dell’ambiente, di un demanio planetario che sottragga all’appropriazione privata e alla dissipazione i beni vitali della natura, come l’acqua potabile, i grandi ghiacciai e le grandi foreste; 3) il divieto di far uso di energie fossili; 4) la creazione di un servizio sanitario e di un servizio scolastico globali e l’introduzione di un reddito di base universale, a garanzia dei diritti alla salute, all’istruzione e alla sussistenza; 5) l’apertura delle frontiere a tutti gli esseri umani e la  garanzia del loro diritto di emigrare in qualunque parte del mondo, onde por fine ai loro respingimenti omicidi e alle loro discriminazioni razziste; 6) infine un fisco globale progressivo in grado di finanziare queste garanzie e di impedire le attuali accumulazioni sterminate di ricchezze.

Lei lancia un monito: la tutela dei beni vitali della natura e la messa al bando dei beni micidiali come le armi sono necessarie e urgenti, a garanzia della stessa sopravvivenza dell’umanità. In altre parole dobbiamo rifondare il patto di convivenza che fu stipulato dopo le terrificanti devastazioni umane e materiali della Seconda guerra mondiale con la Carta dell’Onu, comprendendo la natura, l’ambiente come soggetto di diritti…

Senza questa espansione del paradigma costituzionale e garantista, è inverosimile che 8 miliardi di persone, 193 stati sovrani, di cui nove dotati di armamenti nucleari, e uno sviluppo industriale ecologicamente insostenibile possano a lungo durare e sopravvivere. Il mondo è sempre più integrato e interdipendente, e si trova oggi in uno stato di natura incomparabilmente più minaccioso e incombente di quello dell’homo homini lupus ipotizzato secoli fa da Thomas Hobbes, essendo popolato non più da lupi naturali ma da lupi artificiali, gli Stati e i mercati, dotati di capacità distruttive incomparabilmente maggiori di qualunque armamento del passato. È chiaro che questo stato di natura globale, se non sarà superato da un nuovo patto, nell’interesse di tutti, è destinato all’autodistruzione.

La domanda è d’obbligo, a proposito di Costituzione siamo alla vigilia di un referendum che vuole cambiare i rapporti fra politica e giustizia, toccando gli equilibri sanciti dai padri costituenti ottant’anni fa. Che cosa ne pensa, professor Ferrajoli? 

Questa riforma è una truffa. Se il suo obiettivo fosse la soppressione della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, di fatto già quasi interamente realizzata, sarebbe bastata una semplice legge ordinaria, magari uno dei tantissimi decreti-legge prodotti da questo governo. Si è invece voluto cambiare ben 7 articoli della Costituzione. Evidentemente con ben altre finalità. Ne indicherò due.

La prima è cambiare la paternità della Costituzione: non più le forze antifasciste uscite dalla lotta di liberazione, ma gli eredi del vecchio Movimento sociale. Ne è prova il fatto che la riforma è nata da una proposta governativa totalmente blindata e rimasta inalterata durante 4 votazioni, avendo il governo rifiutato qualunque emendamento, perfino quelli provenienti dalla sua maggioranza, all’evidente scopo di deturpare la Costituzione repubblicana con una modifica ostentatamente di parte.

La seconda finalità, espressa dagli attacchi del governo ai provvedimenti giudiziari, è liberare i poteri politici e i poteri economici dai controlli giudiziari sulle loro illegalità. Si vuole ottenere un lasciapassare ad altre controriforme. Se vincesse il ‘sì’, la nostra destra cesserebbe immediatamente di associare l’esito referendario al tema della separazione delle carriere. Interpreterebbe il ‘sì’ come un via libera a tutte le controriforme da essa progettate: come la manifestazione di un consenso all’assurda riforma elettorale ipotizzata, con un premio assurdo di maggioranza; come un’adesione all’altra più grave riforma, quella consistente nell’introduzione del premierato elettivo; come un primo passo verso la discrezionalità dell’azione penale e perciò la soppressione della sua obbligatorietà; come un sì alla soppressione della dipendenza della polizia giudiziaria dalla pubblica accusa, come del resto è già stato ipotizzato da Antonio Taiani; infine come un’autorizzazione alla collocazione del pubblico ministero alle dipendenze del potere esecutivo. È in gioco, in breve, la nostra democrazia.


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