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Riformare l’Europa 

L’intervento di Luigi Ferrajoli al Parlamento Europeo. Evento organizzato dal gruppo The Left

Desidero anzitutto ringraziare il gruppo “The Left” del Parlamento Europeo – e in particolare gli onorevoli parlamentari Martin Günther, Estrella Galán e Mimmo Lucano – per aver organizzato questo incontro e per avermi invitato a svolgere questo intervento. 

      E’ molto bello il titolo che avete dato a questo convegno: “Un’Europa accogliente contro la paura”. E’ un titolo che enuncia un progetto politico, una concezione dell’Unione Europea esattamente opposta a ciò che l’Europa sta diventando. Oggi la diffusione della paura si è rivelata la strategia più efficace per ottenere il consenso. Seminare la paura, costruire il nemico identificandolo nei diversi, come sono tipicamente i migranti, tanto più se di colore, si è rivelato come il modo più infallibile per ottenere il consenso soprattutto dei più deboli e dei più poveri. Ebbene, dobbiamo essere consapevoli che queste politiche immorali, dirette a produrre consenso alla discriminazione e alla violazione disumana dei diritti dei migranti, stanno provocando un abbassamento del senso morale a livello di massa. E il senso morale, il rispetto degli altro, forma un presupposto elementare della democrazia. Quando la disumanità e l’immoralità vengono esibite al vertice delle istituzioni, divengono contagiose. Non capiremmo, altrimenti, il consenso di massa di cui godettero il fascismo e il nazismo che elevarono l’immoralità e il razzismo a ideologia ufficiale dei loro regimi.

      Per questo all’Europa della paura questo convegno intende opporre l’Europa dell’accoglienza. Per  questo dobbiamo assumere, oggi più che mai, l’esperienza di Riace – la pratica dell’accoglienza, promossa dal sindaco di Riace Mimmo Lucano – come un modello per un’altra Europa. Giacché la questione migranti è il banco di prova del’identità democratica  dell’Unione Europea. Per due ragioni.

       La prima ragione consiste nelle origini antifasciste dell’Unione Europea. L’Unione europea è nata sul valore dell’uguaglianza. “Unità nella diversità” è la massima che ha deciso di adottare a fondamento della sua identità nel 2000: una massima che vale a tutelare non solo le differenze tra i popoli europei, ma le differenze tra tutti i popoli del mondo, giacché l’uguaglianza, i diritti fondamentali  e la dignità delle persone sono valori universali e indivisibili.  L’Europa è nata contro i razzismi e i campi di concentramento, Oggi sta rinnegando se stessa. Sta alimentando nuovamente i razzismi, sta costruendo, con le odierne leggi razziste, campi di detenzione per i migranti, cioè per persone che non hanno fatto nulla di male. E’ tornata a creare la figura della persona illegale per nascita, cioè per la sua stessa esistenza: ieri gli ebrei, oggi i migranti.

        La seconda ragione consiste nel fatto che l’Europa ha un debito enorme nei confronti proprio dei migranti. Per secoli, in nome del diritto di emigrare teorizzato in Spagna nel secolo XVI – 1539, dalle lezioni di Francisco De Vitoria – l’Europa ha invaso e depredato gran parte dei paesi della Terra. Ha messo in atto, all’inizio della modernità, un genocidio: ha distrutto le civiltà precolombiane che esistevano prima della scoperta di quella che oggi chiamiamo America e, con la violenza e con i contagi, ha decimato la popolazione degli indigeni, passati dagli 80 milioni all’inizio del secolo XVI ai 6 o 7 milioni della fine del secolo. Sulla base del diritto di emigrare ha colonizzato l’intera Africa e gran parte dell’Asia. Ebbene, l’Europa è in debito nei confronti dei migranti perché questi sono i discendenti delle popolazioni colonizzate dai paesi europei. Per risarcire questo debito, l’Europa dovrebbe oggi capovolgere le sue politiche in tema di migrazioni e rifondare la propria identità sui valori dell’uguaglianza, dell’accoglienza e della solidarietà. 

       E’ solo su questa base che l’Europa può riacquistare autorevolezza e prestigio: non già dando vita a un esercito europeo o facendo a gara con Trump nella logica del nemico, bensì assumendo il modello Riace come il modello dell’accoglienza che dovrebbe informare le politiche europee in tema di immigrazione. Dove accoglienza non vuol dire né l’integrazione omologante, sulla base della pretesa che i migranti devono, quanto a cultura e mentalità, divenire uguali a noi, né la ghettizzazione, sulla base opposta che i migranti vengano isolati come minoranze inferiori. Accoglienza vuol dire ospitalità, cioè una relazione di reciproco rispetto in forza della quale sono ospiti sia gli ospitati che gli ospitanti. Non dimentichiamo che il dovere di ospitalità fu enunciato da Immanuel Kant come il terzo articolo definitivo de La pace perpetua. Questa ospitalità è stata praticata con successo a Riace, grazie all’intelligenza e alla generosità del suo sindaco, Mimmo Lucano, sottoposto per questo a un incredibile processo e a persecuzioni e diffamazioni che sono continuate anche dopo la sua sostanziale assoluzione. Ma il modello Riace può realizzarsi in Europa, a tutela non solo dei migranti ma anche della sua identità democratica. E’ necessario, a tal fine, che l’Europa si liberi da ogni tipo di razzismo e di suprematismo, residui della vecchia mentalità coloniale, e prenda sul serio quelli che sono stati i suoi principi costituenti: la pace e l’uguaglianza, in dignità e diritti, di tutti gli esseri umani.

2. Ebbene, ciò che intendo proporre alla vostra attenzione è il progetto di una Costituzione della Terra quale alternativa all’odierno caos globale, esattamente nello stesso modo in cui l’Europa dell’accoglienza espressa dall’esperienza di Riace è un’alternativa all’Europa della paura delle attuali politiche contro i migranti.

      Naturalmente nulla consente oggi di essere ottimisti. La rapidità dei processi distruttivi in atto – non contrastati dagli odierni poteri politici ed economici, ma da essi accelerati con la demagogia, il disprezzo per il diritto e la ricerca di immediati profitti – rende altamente probabile che l’umanità si avvii a uno stupido suicidio. E’ un esito probabile, ma non inevitabile. Lo scopo dell’impresa che abbiamo denominato Costituente Terra è tuttavia mostrare la differenza tra ciò che è improbabile e ciò che è impossibile. Benché improbabile, a causa della difficoltà di arrestare la macchina impazzita del capitalismo, l’alternativa a quanto accade è ancora possibile. Scopo del nostro progetto è mostrare la differenza tra ciò che è improbabile e ciò che è impossibile. E’ stato possibile a Mimmo Lucano realizzare un’alternativa radicale alle politiche razziste del nostro governo dando vita, nel piccolo comune di Riace, a una comunità di differenti – per lingua, cultura, religione e tradizioni – e tuttavia fondata sull’uguaglianza e sulla solidarietà. Nello stesso modo pensiamo che sia possibile un’alternativa all’attuale caos mondiale, realizzando a livello planetario una comunità globale basata anch’essa sulla pace, sull’uguaglianza e sulla solidarietà. E’ un’alternativa non solo possibile, ma anche logicamente implicata e giuridicamente imposta dal principio della pace e dai diritti fondamentali già stabiliti in tante carte costituzionali e internazionali. Soprattutto, è un’alternativa necessaria ed urgente, se vogliamo che l’umanità sopravviva.

      Questa alternativa è espressa dal nostro progetto di una Costituzione della Terra, che sta diffondendosi in tutto il mondo e raccogliendo l’adesione di migliaia di persone, soprattutto tra giuristi e politologi. Rispetto a 80 anni fa – quando all’indomani degli orrori della guerra furono elaborate le costituzioni rigide nei paesi liberati dal nazifascismo e furono istituite l’Organizzazione delle Nazioni Unite e poi l’Unione Europea – la geografia dei poteri è radicalmente cambiata: i poteri che contano, soprattutto i poteri economici e finanziari, si sono dislocati fuori dei confini nazionali, senza una sfera pubblica alla loro altezza in grado di limitarli. Ebbene, in questi nostri tempi bui e tristi di guerre, di devastazioni ambientali, di violazioni e di disprezzo per il diritto, il progetto di un costituzionalismo globale, che imponga limiti, vincoli e controlli ai poteri selvaggi degli Stati sovrani e dei mercati globali, rappresenta la sola alternativa a un futuro di catastrofi che può provocare, per la prima volta nella storia, l’estinzione dell’umanità.

       A mio parere – a parere del movimento “Costituente Terra” cui abbiamo dato vita – questo nostro progetto ha per l’Europa un duplice interesse e una duplice rilevanza. In primo luogo esso vale anche a prospettare una riforma democratica dell’Unione Europea. Anche all’Europa il federalismo garantista da noi ipotizzato, cioè la previsione nel nostro progetto delle garanzie dei beni vitali della natura e dei diritti fondamentali, può offrire un avanzato programma di  riforme. Ciò di cui la nostra Europa ha bisogno, infatti, è non tanto un supergoverno europeo, già oggi assicurato dall’attuale Commissione con funzioni politiche più che sufficienti. Ciò che è necessario introdurre sono delle istituzioni europee di garanzia dei diritti fondamentali e dei beni comuni, in rapporto di sussidiarietà con le istituzioni di garanzia nazionali: un servizio sanitario europeo, una scuola pubblica coordinata a livello europeo, un reddito di cittadinanza erogato dall’Unione, un sistema giudiziario europeo e un fisco europeo realmente progressivo. Solo quando l’Unione Europea mostrerà non più solo il volto ostile dei pareggi dei pubblici bilanci e delle crescenti spese militari in danno delle spese sociali, ma il volto benefico della garanzia dell’uguaglianza e dei diritti fondamentali, potrà legittimarsi e consolidarsi come istituzione realmente unitaria, basata sul consenso popolare. Solo su queste basi potrà formarsi un popolo europeo, fondato sull’uguaglianza e sulla conseguente solidarietà. Pensate alla popolarità che acquisterebbe l’Unione Europea e alla sconfitta di tutti i populisti, i demagoghi e gli euroscettici se fosse introdotto un reddito universale di cittadinanza europea, un salario minimo dei lavoratori di almeno il doppio del reddito di base, un servizio sanitario e un’organizzazione scolastica europei, finanziati da un adeguato fisco europeo realmente progressivo. 

       In secondo luogo i principi teorici del federalismo garantista formulati in questo nostro progetto di una Costituzione della Terra assegnano all’Europa, a nostro parere, un ruolo storico straordinario: quello di proporsi come modello di democrazia e di civiltà e di farsi promotrice dell’integrazione mondiale basata, al pari dell’Unione Europea, su uguali garanzie di uguali diritti e perciò sulla costruzione non solo di un welfare europeo, ma anche di un welfare mondiale. Non dimentichiamo che l’Unione Europea ha un’origine anti-fascista. Anch’essa è nata dalla liberazione dal nazi-fascismo, come progetto di convivenza pacifica basata sull’uguaglianza e sul rifiuto di ogni forma di razzismo o di suprematismo. Frutto dell’integrazione di 27 Stati, nei quali si parlano 23 lingue diverse e che sono stati divisi per secoli da guerre e da imperialismi contrapposti, l’Europa ha mostrato che un integrazione tra diversi, anzi tra ex nemici, è possibile. E che, se è possibile tra Stati che fino a un recente passato si sono combattuti, allora lo è ancor più per l’intera umanità. 

       Il processo costituente di una Costituzione della Terra e di un federalismo globale e garantista richiede peraltro un’energia costituente al cui sviluppo le forze politiche realmente europeiste possono recare un enorme contributo. Questa energia deve provenire sia dal basso che dall’alto: dal basso, attraverso lo sviluppo a suo sostegno di un movimento d’opinione internazionale, diretto a mostrarne la possibilità e la necessità; dall’alto, attraverso l’iniziativa di forze politiche – prime tra tutte le forze progressiste all’interno dell’Unione Europea – che scoprano l’ambizione di promuovere il salto di civiltà rappresentato dal passaggio dai costituzionalismi nazionali al costituzionalismo globale, dagli Stati sovrani permanentemente in lotta per un insensato dominio del mondo a una Federazione della Terra pacificata, dai popoli divisi da confini, sovranismi e logiche del nemico alla loro unificazione e convivenza pacifica sulla base dell’uguaglianza nei diritti.

      Questa unità mondiale del genere umano, del resto, è già oggi un fatto esistente. Esiste già un popolo della Terra, l’umanità, unificata dalla titolarità in astratto dei medesimi diritti, dai medesimi pericoli ai quali tutti siamo esposti, dalla medesima soggezione ai poteri selvaggi dei nuovi padroni del mondo. La Terra, il mondo, è oggi la nostra vera polis. Se non vogliamo, come scrisse Emanuele Kant, che “la discordia, così naturale alla nostra specie, non prepari a noi, pur così civili, un abisso di mali dai quali andrà con barbarica devastazione distrutta questa stessa nostra civiltà con tutti i progressi culturali fin qui raggiunti” (Idea di una storia universale dal punto di vista cosmopolitico, 1784, Tesi settima), dobbiamo abolire confini e sovranità, cittadinanze e differenze di status, e riconoscere che tutti gli esseri umani sono uguali perché tutti siamo irrepetibilmente e ugualmente differenti, ed è in questa nostra universale differenza che consiste la nostra umanità. 

        Purtroppo, più tempo passa senza che si faccia nulla, più aumenta la probabilità delle catastrofi. Ho più volte chiamato realismo volgare il realismo espresso dallo slogan “there is no alternative”, lanciato da Margaret Thatcher a sostegno dello sviluppo anarchico del capitalismo, e da allora ripetuto dall’intero ceto di potere che governa il mondo e dai loro solerti cantori. Questo realismo ideologico, che naturalizza la realtà sociale – la politica, il diritto e l’economia – e ignora la realtà naturale dei disastri incombenti, si sta rivelando un approccio ai problemi del mondo sempre più insensato e irresponsabile. Equivale a un realismo politicamente genocida – anzi umanocida, questo il terribile neologismo con cui dobbiamo designare ciò che la realtà ci costringe a paventare –  essendo sempre più chiaro che l’intero genere umano, in assenza di un salto di civiltà, è destinato all’autodistruzione.

Luigi Ferrajoli
Giovanna Procacci – Costituente Terra Milano
Mimmo Rizzuti e Luigi Ferrajoli

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